Treglio (CH) - Associazione Culturale per l'Affresco APS

by Associazione Culturale per l'Affresco
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Treglio (CH)

GALLERY > 2018
Data: 17-20 settembre 2018
Città: Contrada Paglieroni - Treglio (CH)
Nazione: Italia
Luogo: sede dell’Associazione Culturale Paglieronese
Frescante:
  • Maria Adele D’Orazio
membro dell’Associazione Liberi Frescanti Abruzzesi (A.L.F.A.)
Tema dell’Affresco: Ricordo di Mario Bellisario
Descrizione:
L’associazione Paglieronese ha voluto celebrare il ricordo di Mario Bellisario, fervido promotore dell’associazione, a dieci anni dalla scomparsa, organizzando un convegno e commissionando la realizzazione di un ritratto eseguito con la tecnica dell’affresco.
La commissione ha scelto il bozzetto in cui l’effigiato appare stante, rappresentato di tre quarti, ma con il volto orientato verso l’osservatore.
Mario poggia una mano sul davanzale del parapetto di un balcone proiettandosi verso un paesaggio locale di cui si riconoscono la Majella e un paese che potrebbe essere Treglio.
L’altra mano tiene un libro, simbolo dell’amore per la cultura che lo aveva accompagnato per tutta la vita.
La linea immaginaria che congiunge il libro con la montagna, passando per la mano appoggiata sul davanzale, suggerisce un andamento obliquo che rompe l’orizzontalità del parapetto.
Tale vettore diagonale suscita un senso di dinamismo assimilabile metaforicamente a quella vivacità d’animo e lungimiranza che caratterizzavano Mario Bellisario.
Nel dipinto ricorrono elementi che simboleggiano costanti dell’esistenza di Mario: il libro è emblema della passione per le materie umanistiche che aveva insegnato e che continuava a coltivare rileggendo i suoi testi preferiti; l’ambientazione paesaggistica e il piccolo centro urbano abbarbicato sulle colline sono il simbolo del sentimento romantico che lo legava alla propria terra e alle origini rurali che mai aveva rinnegato.
Commento:
L’idea di realizzare un ritratto inserito in un contesto paesaggistico è nata come soluzione ad una facciata che imponeva di sfruttare una superficie a forma di trapezio rettangolo, per via della pendenza del tetto.
Pertanto, il declivio della montagna a sinistra si colloca armoniosamente nello spazio compositivo.
L’ambientazione naturalistica assolve anche la funzione di rimarcare la relazione con le origini del personaggio ritratto.
Inoltre, quella che era stata una scelta dettata da necessità compositive, si è rivelata riscontrabile anche nella realtà, dal momento in cui Mario realmente dal balcone del suo studio, in contrada Paglieroni, poteva ammirare quella stessa veduta.
La figura, collocata a destra, si staglia in primo piano, facendo da contraltare alla sagoma della Majella.
Il volto è illuminato da uno sguardo fiero, diretto a chi lo riconosce, e nel complesso l’immagine dell’uomo denota quell’atteggiamento dimesso e modesto che lo contraddistingueva.
Il connotato encomiastico del dipinto non vuole sconfinare in una celebrazione iperbolica individuale, né sfociare in un campanilismo ridondante fine a se stesso, bensì intende commemorare il contributo che un uomo ha dato alla società.
Infatti Mario, “contadino, insegnante, dirigente, educatore” (come recita il titolo del convegno organizzato in sua memoria) nel suo libro “Ricordi di una civiltà scomparsa”, mette in evidenza l’importanza dei valori etici e morali della cultura e della vita contadina, invitando i lettori a riscoprirne ed apprezzarne l’essenza, pur evidenziandone i limiti e la durezza (Orlando Bellisario).
Infatti, nonostante l’emancipazione culturale, che lo aveva portato a conseguire la laurea, in un’epoca in cui i figli dei contadini non completavano gli studi, e a trasferirsi da Treglio, Mario non dimenticò il suo paese, anzi, cercò di potenziarne il patrimonio culturale.
Tale impegno si concretizzò anche con il sostegno che rivolse all’associazione, incoraggiandone le attività e presiedendola al termine della sua esperienza di dirigente scolastico all’estero. Pertanto, rendere omaggio con un ritratto eseguito con la tecnica dell’affresco, la cui peculiarità è la resistenza nel tempo, significa anche rendere altrettanto imperituri i valori di cui l’effigiato si era fatto portavoce.
                                                       Maria Adele D'Orazio

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