Santo Stefano di Cadore (BL) - Associazione Culturale per l'Affresco

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Santo Stefano di Cadore (BL)

GALLERY > 2016 > Belluno

Data: marzo 2016
Città:
Santo Stefano di Cadore (BL) - frazione di Costalissoio
Nazione: Italia
Luogo:
All'interno della sede della Regola Comunione Familiare di Costalissoio
Frescantii del Gruppo Arte Comelico Ladino:

  • Mario Fait

  • Giusto De Bettin
  • Marinella Baggio
  • Renzo Pomarè
  • Sonia Luce
  • Donatella Fioranzato
  • Annamaria De Zolt Giustina

Tema dell'affresco: Memorie di Costalissoio

Misura: altezza mt 1,80 x lunghezza mt 6,00

Descrizione dell'affresco:

Il dipinto rappresenta tre fondamentali attività economiche che hanno caratterizzato il ritmo del tempo della comunità alpina di Costalissoio, tema espresso dai rappresentanti della Regola – Comunione Familiare del luogo.  Su tale indicazione, alcuni di noi frescanti, abbiamo elaborato il Bozzetto, visionato dai Committenti e messa poi la versione definitiva, riapprovata, a disposizione di tutti gli altri componenti del Gruppo Frescanti Comelico abbiamo insieme, con impegno e passione e rivivendo la entusiasmante esperienza del lavoro collettivo, dato luogo alla esecuzione definitiva dell’affresco. Le tre attività tipiche del mondo alpino raffigurate, sintetizzate ognuna in quattro episodi esemplificativi, sono: Il “ciclo del bosco” con il taglio degli alberi, il loro recupero e trasporto a mano col “zapin” o al traino di cavalli, la prima lavorazione in segheria e quella più specialistica di falegnameria che nel caso specifico ricorda un personaggio noto della borgata, il quale, al ritorno dall’emigrazione in Svizzera si è portato un antico tornio da legno settecentesco rimesso a funzionare per tornire gambe di tavoli e sedie, mobili vari, poggioli e quant’altro. Segue il “ciclo del latte”, con la mungitura, il trasporto, la lavorazione per produrre il formaggio, il burro e la ricotta, lo stoccaggio e stagionatura dei prodotti, anche qui focalizzato sulla esperienza collettiva della “Latteria Turnaria” attiva fino a pochi decenni or sono. Infine, il “ciclo del fieno”, con il taglio dell’erba, il rastrellamento, il trasporto a spalla dalle praterie alte ai fienili del paese di grosse instabili quantità di fieno contenute in un  “lenzuolo” (telo di juta) o  legate libere senza contenitori con dei giri particolari ed efficaci di corde di canapa o cuoio (“balòto”), la battitura e affilatura delle falci, strumenti  ultra millenari. Azioni tramandate da tempo immemore ed eseguite ancora oggi nonostante i nuovi mezzi e le tecnologie che accorciano i tempi e le fatiche, ma possono non arrivare dove serve. Qua e là scene di vita quotidiana semplice e austera, mogli-madri-figlie curve sotto il peso della “gerla” carica di legna, bimbi che giocano mentre  le madri rastrellano… Memorie di un passato ancora non troppo lontano in queste amene contrade che ha dato natali, occupazione, identità orgoglio a genti semplici e fiere.

Mario Fait  

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