Anniversario 2017 - Associazione Culturale per l'Affresco APS

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Anniversario 2017

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Anniversario del Beato Angelico
Fiesole, 18 febbraio 2017
Sabato 18 febbraio 2017, la "Scuola Internazionale per la Tecnica dell'AFFresco" va in visita a Fiesole (Fi), in occasione della ricorrenza del patrono dei frescanti Fra' Giovanni da Fiesole, conosciuto come Beato Angelico.
Da Vicenza si parte immersi in una fitta nebbia, che si dirada appena entriamo negli Appennini, regalandoci una limpida e calda giornata. Sembra di essere capitati in un'altro mondo. Quello in effetti del nostro santo protettore.
Ci ritroviamo, come da appuntamento, all'entrata del convento di S. Domenico, dove l'Angelico si fece frate e dipinse.
Dopo l'amorevole saluto di benvenuto di Vico Calabrò, ci uniamo al gruppo proveniente da Feltre e Venezia ed entriamo all'interno della chiesa del convento, dove è custodita appunto “La pala di Fiesole”, dipinta da Giovanni nel 1425.
E' disposta lungo la navata laterale, quasi nascosta.
La luce elettrica ce la mostra in tutto il suo splendore.
Vico ci esorta fin da subito ad osservare con gli occhi di chi “è del mestiere” e a capire il “perché” è così bella.
Forse la composizione? Così sapientemente equilibrata? L'alternarsi dei colori complementari, nelle vesti dei santi e nelle ali degli angeli?
Di fronte al capolavoro si cerca di trovare ognuno un osservazione, e si resta infine a contemplare in silenzio, uniti da una profonda ammirazione.
Storicamente, l'opera fu ristrutturata nel 1501 da Lorenzo di Credi, per adattarla ai gusti del nuovo secolo.
Le figure furono disposte su di un fondo composto da tre arcate con al centro l'altare della Vergine e il cielo, finemente sfumato.
La scelta di Lorenzo denota uno spostamento dell'interesse verso gli aspetti della natura e al valore delle vedute e del paesaggio.
Interesse scaturito da Leonardo, che, in quell'anno, fece ritorno a Firenze e si stabilì per un breve periodo proprio a Fiesole.
Lasciamo la Pala ammirando l'immenso soffitto dipinto.
Ad attenderci è il secondo e ultimo lavoro dell'Angelico presente nel convento: è una crocifissione, affrescata all'interno di una stanza. L'unica figura è quella di Gesù sulla croce. Ai suoi piedi non c'è anima viva, né la Madonna, né il Battista.
Siamo così portati a trascendere ogni pensiero, ogni emozione, per portarci a meditare sul corpo di Cristo, che risalta etereo e lucente su di un cielo scuro color Prussia, che cielo non è, ma bensì un luogo dell'Anima.
L'anima di Giovanni, che ogni cosa compone rende beata.
Così intrisi di questa leggerezza usciamo dal convento e “se sentemo a tola”, come dice Vico, e non vi dico le gioie che ci hanno regalato le condivisioni dei nostri operati, delle nostre idee, oltre che il Chianti.
Un saluto da chi di affresco si occupa e vuole occuparsene per tutta la vita.
Elia Michelazzo, 19/02/2017
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